Yuki Seli a Milano con “Sea We Don’t see みえないうみ”

Yuki Seli a Milano con “Sea We Don’t see みえないうみ”

OraZero ricorda la mostra “Sea We Don’t see みえないうみ” di Yuki Seli presso lo spazio Area 35 di via Vigevano 35 a Milano, a cura di Rossella Menegazzo. Fino al 30 novembre 2014.

L’uomo e il mare…potrebbe essere la perfezione, mondo che accade e basta. (Alessandro Baricco – Oceano Mare)

E’ un mare silenzioso e senza confini quello del fotografo giapponese Yuki Seli. Un elemento che gli appartiene e che diventa ricerca e ritratto della parte più profonda di sé. I suoi paesaggi lasciano percepire più che vedere il mare, è l’assenza piuttosto che la presenza a essere protagonista traducendo in fotografia il fascino e la potenza dei paesaggi monocromi a inchiostro della tradizione pittorica giapponese.

E’ un mare calmo e accogliente e allo stesso tempo misterioso e lontano anche nelle immagini scattate subito dopo i tragici avvenimenti dell’ 11 marzo 2011 che hanno portato alla distruzione della dimensione umana. Seli riesce a mostrare l’aspetto naturale, primordiale e universale, di un paesaggio in eterno mutamento e sempre meraviglioso in cui la presenza umana è solo una piccolissima parte. Un sentimento per la natura profondo che contiene il dna della cultura giapponese, quello stesso che il maestro di tè riesce a convogliare attraverso la semplice e calma gestualità della cerimonia chanoyu.

Il primo viaggio con la macchina fotografica presa a prestito dal padre Seli lo compie a 16 anni e va verso il mare sulla costa San’in. Ma fu un’esperienza poco soddisfacente, che non gli fece amare particolarmente il mezzo fotografico. Troppo lontano il paesaggio vissuto da quello impresso sulla carta. E decide di dedicarsi al design, alla cultura del fare da sé. Tuttavia, si tratta solo di una curva nel percorso della fotografia che lo aspetta. Da allora non ha più smesso il suo viaggio lungo le coste delle tante isole del Giappone cercando quel mare così grande ma così invisibile agli occhi dei più.

Il titolo giapponese みえないうみ (mienai umi) scritto in sillabario fonetico corsivo (hiragana) significa “mare invisibile, che non si vede”, non nell’accezione magica del termine, quanto piuttosto come apertura a letture diverse poiché ogni suono può assumere tantissimi significati a seconda del carattere cinese attribuito. Umi può indicare “mare”, ma anche “nascita”, così come mienai può significare “invisibile, non visibile”, ma anche “senza portamento, senza vanità”.
L’invito è a cercare il proprio paesaggio interiore, diverso per ognuno, fatto di piccole cose e di meravigliose scoperte.

“…Da allora il mio viaggio continua, e intanto tante persone se ne sono andate a causa dello tsunami, mentre la superfice trema e la forma del pianeta è cambiata.La registrazione come realtà esiste, ma il ricordo che rimane è diverso da persona a persona…”Seli

A cura di Rossella Menegazzo

L’artista
Yuki Seli nasce a Fukuoka nel 1969 e dopo la specializzazione presso l’Istituto di Design Kuwazawa di Tokyo lavora come assistente fotografo del maestro Takeshi Fujimori formandosi nella fotografia di oggetti d’arte e design. Dal 1997 lavora come fotografo freelance. Oltre a diverse mostre collettive, nel 2002 tiene una prima personale presso il Ginza Maki Masaru Fine Arts e nel 2011 presso la Ozon Gallery di Belgrado in Serbia. Tra i riconoscimenti ricevuti il premio Display Design Association nel 2004 e 2005 (per Shiseido e Lives).

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