Wa – l’essenza del design giapponese @Sozzani Gallery

Wa – l’essenza del design giapponese @Sozzani Gallery

Durante la settimana del Salone del Mobile sono molteplici gli eventi riguardanti il design e l’estetica, presso la galleria Sozzani di Corso Como 10 è stato presentato un design dalle forme inusuali e contraddittorie, il WA: l’essenza dell’estetica giapponese

E’ WA? – Ponendoci questa domanda abbiamo selezionato gli oggetti da presentare nel nostro libro – un libro di estetica giapponese suddiviso non secondo un criterio cronologico o per periodi storici, ma un libro solcato da un filo invisibile che tiene unito il Giappone del XII secolo con quello contemporaneo. Come? Attraverso WA.

Esordiscono così Rossella Menegazzo e Stefania Piotti, autrici del libro “WA – l’essenza del design giapponese”, edito da Phaidon e L’Ippocampo alla presentazione del loro libro presso la Galleria Carla Sozzani di Corso Como 10 a Milano.

Ieri sera presso la galleria Carla Sozzani, Rossella e Stefania hanno intrattenuto il pubblico brulicante del Fuori Salone con un interessante dialogo sulle origini, gli sviluppi e l’essenza dell’estetica giapponese, accompagnate da Lorenzo Scoles, giornalista e voce di Radio Rai 2, e la speciale partecipazione dell’architetto e designer Ashizawa Keiji.

Wa - L'essenza del design giapponese - foto di Stefano Adami

Ma che cos’è questo WA di cui tanto parlate?

Stefania risponde in modo molto diretto: WA è Giappone. Esso rappresenta la parola con la quale i giapponese erano conosciuti dai cinesi e poi dai primi occidentali. Inizialmente l’ideogramma e il suo significato erano diversi, i cinesi avevano dato al kanji una sfumatura negativa di “inginocchiarsi” o “nano”. Poi nell’VIII secolo il carattere wa 和 venne riscritto e reinterpretato con il significato di armonia ed equilibrio. Ecco dunque che tale parola viene tutt’oggi utilizzata per ciò che si identifica con “giapponesità” ed estetica giapponese: pensiamo ad esempio alla carta, washi 和紙, al cibo nipponico washoku 和食, e alla stanza in stile giapponese washitsu 和室.

Wa - L'essenza del design giapponese - foto di Stefano Adami

WA esprime un senso di armonia prettamente nipponico – continua Rossella – con tale termine indichiamo anche la simbiosi dell’uomo e della sua azione nel plasmare il materiale.

Ciò che distingue designer, artigiani e artisti orientali da quelli occidentali è il rapporto con la materia: per gli occidentali la materia sta a rappresentare un’idea, mentre per i giapponesi la materia prima è presenza del divino, un mezzo attraverso il quale le forze naturali si manifestano e l’uomo ne deve far uso con rispetto. Ecco quindi la scelta di suddividere il libro dando maggior importanza ai materiali – come legno, metallo, carta, ceramica, vetro e nuovi materiali, anziché alla storia.

Wa - L'essenza del design giapponese - foto di Stefano Adami

In questo modo – spiega con sapiente disinvoltura Lorenzo Scoles – Rossella Menegazzo e Stefania Piotti hanno scritto un vero e proprio romanzo per immagini, intrecciando passato e presente nella comparazione di vari oggetti appartenenti ad epoche diverse ma esemplificative di uno stesso concetto estetico.

Pensiamo per esempio alla ceramica, la tazza per la cerimonia del tè, chawan, viene realizzata oggi con le stesse tecniche del XVI secolo, quando nel Giappone del periodo Momoyama i capi guerrieri – shogun – decisero di opporsi agli sfarzi degli oggetti provenienti dalla Cina e di circondarsi di oggetti semplici richiamanti una serenità e ritualità che li allontanava dallo stato di guerriglia presente nel Paese verso l’unificazione.

Wa - L'essenza del design giapponese - foto di Stefano Adami

L’esempio della tazza Raku per la cerimonia del tè – spiega Rossella – è di rilievo anche per vedere come in Giappone vi sia sempre stata una continua compenetrazione tra arte pittorica e arti applicate o artigianato. Secondo il pensiero nipponico, infatti, artigiano e artista sono sullo stesso piano: uomini che plasmano la materia ponendo attenzione alla forma, funzione e spiritualità della stessa.

Ecco quindi il lavoro di quelli che oggi vengono denominati “Tesori Nazionali Viventi” (Ningen koku ho), cioè artigiani e artisti che detengono il segreto delle tecniche di lavorazione dei materiali in cui sono specialisti – come legno, ceramica, lacche e tessuti – e vengono oggi esposti presso musei importanti come il Tokyo National Museum o il Victoria&Albert di Londra e considerati artisti a tutti gli effetti.

Un esempio illustrativo sono i vasi per i fiori in bamboo per l’ikebana – l’arte di disporrei i fiori – realizzati allo stesso modo oggi come ieri, adattando le loro forme all’estetica del periodo storico.

We - l'essenza dell'estetica giapponese - foto di Stefano Adami

Parlando di bamboo, Rossella fa riferimento anche ad uno dei suoi oggetti preferiti presenti nel libro: il chasen, ovvero il frustino per il tè verde giapponese matcha. Ancor oggi tale strumento è prodotto in modo identico a quello ideato nel XVI secolo alla nascita della pratica del Cha-no-yu, ma le sue forme sono anche state riprese da giovani designer giapponesi, i quali hanno sfruttato l’estetica dei riccioli di bamboo per creare delle poltrone piuttosto che delle lampade.

Stefania, invece, ci racconta che il suo oggetto del cuore è legato ad incontro molto particolare avvenuto durante il Salone Satellite nel 2010, quando incontrò Nao Tamura, una giovane designer nippo-americana che aveva realizzò dei oggetti in silicone a forma foglie, utilizzabili come piatti da mettere anche in micro-onde per la disposizione delle pietanze.

Wa - L'essenza del design giapponese - foto di Stefano Adami

Rossella, in modo molto sincero, esprime il suo desiderio di vedere un giorno un museo che racchiuda tutti questi oggetti, e che li esponesse in modo comparativo per coglierne le affinità e la continuità storica. Ma purtroppo oggi in Giappone un tale edificio ancora non esiste, né vi è alcuna “cultura collettiva” tra artigiani e artisti alla quale appellarsi.

A questo punto interviene l’architetto-designer Ashizawa Keiji, seduto al fianco di Rossella, il quale ci parla del suo progetto nato a Fukushima dopo il disastro del 2011. Il progetto si chiama ISHINOMAKI PROJECT, proprio come uno dei villaggi spazzati via dallo tsunami, e consiste nella ricerca di materiali semplici e nel taglio di forme essenziali e facili da assemblare con lo scopo di fornire alla gente dei luogo degli oggetti per una vita temporanea. Ecco dunque la creazione di panchine, tavoli e sedie in una stretta collaborazione con varie aziende della zona.

Wa - L'essenza del design giapponese - foto di Stefano Adami

Questa attività è solo una delle tante seguite e supportate da Rossella e Stefania, le quali ringraziano l’attento pubblico e lo invitano ad andare a vedere anche la mostra “Sen Mille Thousand”, esposta in questa settimana del Salone del Mobile presso la Fabbrica del Vapore, la quale espone delle nuove idee di design sociale per recuperare tutto il materiale utilizzato nella realizzazione degli origami a forma di gru che continuano ad essere mandati e posti nel Peace Memorial Park di Hiroshima.

Dopo questa “esperienza estetica” non possiamo che uscire dalla galleria Sozzani estasiati e attenti ai dettagli e ai materiali di ogni singolo oggetto, nella ricerca di quell’estetica sottile che rende unico il quotidiano.

 

Parole di Elisa Da Rin Puppel

Foto di Stefano Adami

 

 

 

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