I cervi e il grande tempio di Nara – di Maurizio Cavallo

I cervi e il grande tempio di Nara – di Maurizio Cavallo

Oggi OraZero vi propone una storia, o meglio, un foto-racconto: “Una Biancaneve emancipata”, scritto e redatto con foto proprie dal nostro collaboratore Maurizio Cavallo.

 

“Sei una bellissima Biancaneve!”

La ragazza dagli shorts bianchi è circondata da alcuni giovani cervi che prendono il cibo direttamente dalle sue mani. Sorride per il complimento e mi porge il suo cellulare. ”Mi faresti una foto? Io non ci riesco!” ed in effetti scattare tenendo a bada dei cervi affamati non è una cosa da poco.

I cervi del parco cittadino di Nara sono una caratteristica di quella che è stata, anche se per brevissimo tempo, un’antica capitale del Giappone. Nell’ VIII secolo dopo Cristo il Paese cominciava ad affacciarsi sul mondo esterno, al di là del mare, e la Cina, con la sua antica, ricca e raffinata cultura rappresentava un modello da raggiungere. Chang’an, la capitale degli imperatori Tang, era all’epoca una delle più splendide città al mondo, crocevia di mille culture e luogo di transito di uomini e merci di ogni parte dell’Asia. I giapponesi che vi misero piede ne furono enormemente colpiti e ne replicarono la struttura nella loro isola.

© Maurizio Cavallo

Per essere una città così antica presentava una pianta urbana a griglia decisamente moderna, con le strade che si intersecavano ad angolo retto. Certo oggi rimane ben poco dell’antico splendore ma molta parte del fascino di un viaggio consiste anchenell’osservare con l’occhio della mente quello che le nostre pupille non possono più vedere. Purtroppo, nonostante le buone intenzioni dei fondatori, la storia di Nara come capitale finì presto e lo scettro del Paese di lì a qualche decennio si spostò altrove ma, per lungo tempo ancora, la vecchia capitale continuò ad essere un importante centro buddista.

La vicinanza a Kyoto la rende una meta ideale per una visita da fare in giornata: poco meno di 40 chilometri separano le due città e i collegamenti sono comodi e rapidi. I dintorni della stazione non sono granchè ma camminando un po’ in giro mi imbatto in un vecchio bar, o in quello che per noi sarebbe un bar. Ne vedo uscire dei clienti di una certa età e la cosa in qualche modo mi sembra interessante. Entro: i gestori, presumibilmente marito e moglie, sono anch’essi un po’ avanti con gli anni, come pure gli altri avventori in sala. Mi siedo al banco e ordino un caffè. Noto in un angolo una cesta colma di uova sode, ne prendo uno, lo apro e lo mangio col caffè. La cosa riscuote un certo successo perchè i gestori e i clienti, prima un po’ sulla difensiva, cominciano a sorridere, a parlare e si prodigano per prepararmi, con carta e penna, una mappa della città.

Leggerlo nei libri è molto diverso che viverlo nella realtà e il primo contatto con un piccolo cervo che all’improvviso sbuca fuori da un cespuglio è davvero emozionante.

Sono arrivato al parco cittadino di Nara, il più grande dei parchi cittadini giapponesi; al suo interno si possono trovare alcune delle cose più notevoli che la città offre ma al momento tutta la mia attenzione è per i cervi. Stando a quello che riportano le guide dovrebbero essercene all’incirca 1500 ma già le poche decine che vedo introno a me mi sembrano tante. L’aria risuona dei gridolini di gioia degli scolari che si divertono a dare loro del cibo: sono così abituati alla presenza dell’uomo che si fanno avanti senza alcun timore per prenderlo dalla mano che lo offre.

© Maurizio Cavallo

“Ecco”, dico restituendo il cellulare alla ragazza dagli shorts bianchi. E’ alta e i capelli sono legati in una lunga coda. E’ asiatica ma non giapponese. Forse è cinese. “Non cinese, sono di Hong Kong!”. E’ stata a Kyoto in vacanza ed ora è a Nara per visitare il parco e il Todai-ji, il grande tempio della città. Non ha molto tempo a disposizione perchè non vorrebbe rientrare tardi a Kyoto. Insieme percorriamo i viali del parco per raggiungere il tempio. Incontriamo diversi gruppi di turisti orientali che diventano sempre più numerosi a mano a mano che ci si avvicina alla meta. Chissà se anche loro sono di Hong Kong. “No, loro sono cinesi!”.

Il Todai-ji è veramente grande, il luogo è molto affollato, i turisti vengono da ogni parte per visitarlo ed ammirare la statua del Buddha.

“Non si può lasciare Nara senza una visita al colossale Buddha del Todai-ji” scriveva Fosco Maraini e nonostante tenda spesso a diffidare delle cose dette con molta enfasi, questa volta voglio crederci.

© Maurizio Cavallo

La Grande Porta Meridionale è dell’VIII secolo e l’ingresso è guardato da due feroci Nio in legno scolpito risalenti al periodo Kamakura. I due guardiani sono opera dello scultore Unkei: osservandoli ripenso al Sogno della Sesta Notte di Soseki Natsume che ho letto in aereo venendo in Giappone e mi riprometto, appena rientrerò a Tokyo, di parlarne all’amica che me lo ha consigliato. La statua del Buddha è grande, alta, imponente nei suoi 16 metri di altezza. Più di 500 tonnellate di metallo sono state fuse per realizzarla ma, a dispetto di tutta questa materia, riesce a trasmettere un grande senso di spiritualità.

Lasciamo il Buddha, usciamo dal tempio e riprendiamno a passeggiare chiacchierando piacevolmente. Lei ha una bella parlantina e sembra alquanto sicura di sè: i bambini in gita si voltano incuriositi per guardare questa bella ragazza alta che parla una lingua misteriosa.

Ripenso alle impressioni provate al cospetto del Buddha. A differenza delle rappresentazioni cruente che tanto spesso adornano le nostre chiese, l’imponente statua bronzea è un gigante buono e saggio che trasmette serenità. Lo spiego alla mia mica che annuisce ma poi, con mia grande sorpresa, lei mi racconta la storia di Gesù, della sua predicazione, dei miracoli, del tradimento, della morte e resurrezione. Le chiedo come faccia a conoscere il racconto dei Vangeli, la cosa mi incuriosisce molto. “Non è difficile, avete così poche storie. Noi abbiamo cinquemila anni di storie alle spalle”. E all’improvviso, l’Italia, vista da qui, mi sembra così piccola e lontana.

Maurizio Cavallo

Nei pressi della fermata dell’autobus facciamo una sosta ad un negozio di souvenir. Una veloce ricognizione tra le merci esposte e lei sceglie una scatola di dolci da portare con se’.

“Perchè?”, mi sento apostrofare mentre faccio l’atto di pagare i dolci “Noi di Hong Kong siamo ragazze indipendenti, non abbiamo bisogno che un uomo paghi per noi”. Per fortuna basta un breve scambio di battute e l’incidente rientra subito.

Mentre osservo l’autobus partire penso ad una vecchia storia ambientata a Nara secoli fa. Vi si narra di una bellissima dama di corte molto amata dal suo signore. Quando questi si invaghì di un’altra donna, la bella dama, distrutta dal dolore, si recò nottetempo  al lago e, appeso il kimono ad un ramo, entrò in acqua e annegò. Mi chiedo se la giovane ragazza di hong Kong conosca anche questa storia ma poi decido che forse è meglio di no: in fondo, questi racconti di amori finiti male sono uguali un po’ dappertutto.

Testo di Maurizio Cavallo

31 dicembre 2014

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