Shhh… Shunga: tra Arte e Tabù – di Mara Cimatoribus

Shhh… Shunga: tra Arte e Tabù – di Mara Cimatoribus

Arte, tabù, o stampe erotiche? Mara Cimatoribus ci presenta l’ultima grande mostra del British Museum: “SHUNGA – Sex and Pleasure in Japanese Art”. Dal Giappone antico ad oggi l’elogio ai momenti intimi dell’essere umano si fa arte e fantasia. Eccone una deliziosa review:

Dopo aver avuto un assaggio del mondo erotico giapponese, grazie al divisorio raffigurante le cortigiane del “floating world”, non potevo certo perdermi l’esposizione sugli Shunga.

Con sede sempre al BritishMuseum, le stampe erotiche giapponesi mi hanno completamente stregata. L’esposizione introduce i capolavori dell’arte Shunga, alcuni per la prima volta, ed esplora il mondo della sex art nel primo Giappone moderno.

Breve introduzione per spiegare cosa sono effettivamente gli Shunga a chi non li conosce. Scommetto che siete già incuriositi!

Allora, nel periodo compreso tra il 1600 e il 1900, in Giappone ci fu una grande produzione di stampe erotiche, gli Shunga per l’appunto. Questa parola, di origine cinese, significa letteralmente pitture della primavera, in quanto il nome di questa stagione era usato per alludere all’atto sessuale.

Affascinanti e divertenti, gli Shunga erano spesso creati dai grandi maestri del “floating world”, come Utamaro e Hokusai. Realizzati generalmente in serie di dodici, come i mesi dell’anno, gli Shunga, tramite le immagini, promuovevano una visione positiva del piacere sessuale. Erano usati per abbellire le pareti di casa o per illustrare libri di contenuto erotico, tascabili e non.

Shunga

Insomma, mi ritrovo dentro alla prima sala alle 14:40. Prima non sarei potuta entrare a causa dell’incredibile afflusso di visitatori, per lo più orientali.

L’esposizione è composta da otto sale, otto parti distinte introdotte da un breve testo che ripercorre la storia degli Shunga: dalla definizione, alla legalità di queste stampe (prima del 1722 erano prodotte liberamente, poi furono dichiarate illegali, ma raramente del tutto soppresse), a informazioni su chi le usava e come (per esempio, come guida per fare l’amore o per l’auto-stimolazione), fino all’ultima sala dove troviamo a confronto le pitture erotiche giapponesi e le immagini degli artisti moderni sui quali hanno avuto una particolare influenza.

Nelle raffigurazioni vediamo uomini insieme a donne, uomini con uomini, donne con donne, uomini con molte donne che fanno l’amore ovunque e in tutte le posizioni, ma non necessariamente senza veli, in quanto la nudità rientrava nella normalità nella società giapponese, vista l’assidua frequentazione di bagni comuni e terme. Oltre che ai vestiti, l’elemento trasgressivo è a volte dato dalla presenza dei bambini che, negli Shunga, simboleggiano l’innocenza contrapposta all’esperienza sessuale degli adulti. Ci tuffiamo quindi a capofitto in un mondo sessuale che si rivela divertente e, nonostante tutto, mai volgare.

Allestita in maniera raffinata, la mostra include 140 opere raccolte attraverso quattro anni di ricerche, esibite in teche ai bordi e al centro delle stanze. Oltre alle stampe, si possono ammirare kimoni e abiti sontuosi, nonché un curioso set di sex toys dell’epoca.

Non vi nascondo che, a un certo punto, non mi sarebbe dispiaciuto sedermi per terra in un angolo di una sala a sfogliare indisturbata uno di quei libretti di Utamaro o Hokusai dai quali, messo da parte l’interesse artistico, sono sicura che avrei potuto imparare una cosetta o due … ;-)

La mostra, curata da Tim Clark, durerà fino al 5 gennaio. Buona visione!

Per maggiori informazioni: http://www.britishmuseum.org/whats_on/exhibitions/shunga.aspx

Testo di Mara Cimatoribus

Per leggere altri articoli di Mara Cimatoribus visitate il suo blog: http://artherapy.altervista.org/

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