Scontro Dolce & Gabbana – Comune di Milano: chiuse le boutique della nota Griffe milanese

Scontro Dolce & Gabbana – Comune di Milano: chiuse le boutique della nota Griffe milanese

MILANO. Le boutique di Dolce & Gabbana di Milano oggi restano chiuse ‘per indignazionè. I manifesti affissi sulle vetrate delle boutique e apparse in doppia pagina su alcuni giornali nazionali recitano proprio così: ‘Chiuso per indignazionè’.

Lo scontro nasce da una dichiarazione dell’assessore al commercio del Comune di Milano D’Alfonso, dichiarazione poi riportata dai quotidiani Il Giornale e Il Giorno.

Secondo quanto riportato dai quotidiani l’assessore d’Alfonso dichiara: “Qualora stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali , il Comune dovrebbe chiudere le porte, la moda è un’eccellenza nel mondo ma non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali”.

L’ufficio stampa di Dolce & Gabbana conferma che nella giornata di oggi resteranno chiuse tutte le attività della griffe nella città di Milano, comprese l’edicola di via della Spiga 2, il Martini Bar, il barbiere e il Gold in via Risorgimento. L’ufficio stampa non chiarisce fino a quando le attività resteranno chiuse.

Manifesto nelle boutique Dolce & Gabbana di Milano

Manifesto nelle boutique Dolce & Gabbana di Milano

Solo un mese fa la arrivava la condanna per evasione, era il 19 giugno, la sentenza di primo grado condannava i due, Domenico Dolce e Stefano Gabbana, a un anno e 8 mesi per una presunta evasione fiscale.

Evasione contestata di circa un miliardo di euro è poi ridotta con la sentenza a circa 200 milioni.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono stati assolti per la restante parte.

Assessore D'Alfonso

Assessore D’Alfonso

Lo scontro tra la griffe milanese e il Comune di Milano è nata proprio da questa vicenda portando alla clamorosa protesta dei due stilisti, e contro l’assessore D’Alfonso.

Secondo le indagini dei pm, Domenico Dolce e Stefano Gabbana avrebbero messo in piedi un’operazione di ‘esterovestizione ‘ che gli avrebbe portato notevoli ‘risparmi ‘ fiscali. I due stilisti avrebbero agito tramite la creazione della Gado, avvenuta nel 2004, società di diritto lussemburghese che risultava essere la proprietaria di due marchi del gruppo D&G, ma che di fatto sarebbe stata gestita in Italia.

I pm, che avevano chiesto 2 anni e 6 mesi di reclusione per i due fondatori della maison e 3 anni per il commercialista, contestavano una presunta evasione fiscale da circa un miliardo di euro in totale.

Ai due stilisti e ad altre persone venivano imputati due reati, l’omessa dichiarazione dei redditi e la dichiarazione infedele. Il giudice ha pero riconosciuto le responsabilità solo per il primo reato, cioè riferito ad una presunta evasione da 200 milioni di euro sull’imponibile della società Gado.

Per il secondo reato è arrivata, invece, l’assoluzione “perchè il fatto non sussiste”.

Dolce e Gabbana, tra l’altro, avevano già rinunciato a chiedere la prescrizione per questa contestazione.

I due stilisti volevano l’assoluzione nel merito, che è arrivata.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana

E’ rimasta in piedi l’accusa relativa alla ‘esterovestizione ‘ della società e della sua presunta gestione, di fatto, in Italia, ma non quella dei presunti 800 milioni di euro non dichiarati al Fisco italiano.

Dopo la sentenza i legali degli stilisti avevano lanciato l’allarme:per le conseguenze economiche e il futuro dell’azienda» – «L’assoluzione degli stilisti per le dichiarazioni dei redditi individuali risulta al contempo clamorosa e drammatica, poichè per il medesimo fatto che oggi il tribunale ha dichiarato insussistente, l’Agenzia delle Entrate potrà procedere agli atti esecutivi nei loro confronti per una cifra stratosferica e irreale di oltre 400 milioni di euro”.

Dalla Regione Lombardia, il presidente Roberto Maroni dichiara: “Se Dolce e Gabbana avranno bisogno di spazio per le sfilate, siamo disponibili a mettere a disposizione gli spazi di Regione Lombardia». La proposta è del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni. «Il metodo che noi usiamo è il dialogo, sempre e con tutti, mi ha sorpreso la reazione di Dolce e Gabbana nei confronti del Comune. Mi auguro che nell’interesse di tutti torni il dialogo, poi ognuno è responsabile delle azioni che fa”.

di Lorenzo Chiaro

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