Mexican Hot Chocolate inspired by Ghiannis Ritsos

Mexican Hot Chocolate inspired by Ghiannis Ritsos

Dalla finestra vedo uomini, case, giardini, l’arcobaleno, un trattore arancione, un gatto, un secondo arcobaleno. E tu? (Ghiannis Ritsos).

Metti una poesia, una finestra e una tazza di ispirazione natalizia, perché il Natale, pare, ha già iniziato la sua inarrestabile corsa. Ma io lo fermo, anzi no, direi che per ora lo lascio correre per la sua strada, parallela alla mia, senza alcuna possibilità di incontro e contatto, eccetto la tazza di oggi, mezzo per far fluire i piaceri al palato. Ferma, quasi immobile alla finestra, come a tratti il respiro e allo stesso tempo come se questo rallentamento, questo trepidante ma volontario fermarsi potesse trattenere e sospendere  l’altra inarrestabile corsa, quella della fine dell’autunno.

Rivolgo lo sguardo fuori, appoggiata al davanzale, e scruto il cielo e la natura tutt’attorno e i contorni delle case dormienti confinanti con il giardino che offre alla vista il magico affievolirsi di una stagione a me tanto cara. L’imbrunire sta radunando a sé gli ultimi fiochi raggi che hanno illuminato questa domenica novembrina, come un mercante che, a fine giornata, raccoglie a sé la sua merce invenduta e torna a casa inabissandosi nelle ombre della sera.

Guardo fuori dalla finestra e dal vetro si intravede riflesso il sollievo della tregua di questi giorni. Nessuna apparizione di colorati archi in cielo ma nemmeno una nuvola carica di piogge ininterrotte e temporali, ormai presenze fisse come la lezione di tennis in agenda; e nemmeno ombrelli, forse l’unica concessione di arcobaleni all’orizzonte. Scaccio il pensiero affondando il cucchiaio nella tazza.

E come un rewind, da quella finestra mi autosuggestiono, intravedendo frammenti di disegni, gli stessi che la maestra delle elementari ci incaricava di realizzare. Io adoravo quei momenti: foglio da disegno, bianco candido ma con le punte un po’ spiegazzate dalla foga di aprire l’astuccio e spalmare sul banco le matite colorate.

L’ispirazione è così: ti prende se non ti fai trovare impreparata! Che siano pastelli appena temperati o un bloc notes e una biro in fin di inchiostro che spuntano per magia dalle tasche multitasking della borsa attico (così capiente e piena e pesante che ti senti l’allieva di Mary Poppins!).

Eccomi lì, catapultata in fondo alla classe, mi osservo bambina, una vita di anni fa, grembiulino nero come nella migliore delle tradizioni scolastiche e codini, a scrivere con estrema attenzione il titolo del disegno. E poi guardare fuori dalla finestra, come un pittore che scruta dettagliamente. Sono sempre stata attratta da questi slanci verso l’esterno (correggo e adeguo: estero ora), ovvero le aperture architettoniche, tutto ciò che veicola luce, mondo, fughe. Abbassare a oltranza le palpebre per trattenere la natura che gli occhi hanno fotografato e trasformarla e tradurla e plasmarla con un pizzico di immaginazione e fantasia attraverso linee, punti e sfumature di colori, con un tratto di matita più o meno marcato. Non credo di essere (stata) particolarmente talentuosa nelle arti grafiche e pittoriche ma ero sempre soddisfatta dei miei dipinti.

Una poesia, quella di Ghiannis, che ha riportato alla luce, oggi, ricordi di un lontano ieri; sarà che i versi ritmati di questo grande poeta greco del Novecento mi ricorda – e ipotizzo per una subconscia sorta di assonanza nominale – la musicalità delle poesie-filastrocche di Gianni Rodari, immancabile compagno di studio durante gli anni della scuola primaria. E durante il periodo di quella tarda infanzia erano altrettanto frequenti le merende a base di cioccolata, magari dopo aver passato il pomeriggio ad imparare a memoria una delle sue poesie, quale premio per i compiti svolti bene e in tempo per la visione dei cartoni animati trasmessi alla TV.

Anche oggi, come ieri, quel “ribollir m’è dolce in questo mar” di immensa delizia e golosità. E io che sono un’estenuante ricercatrice di nuovi sapori, binomi di gusto alternativi, eccone una versione speciale, a prova dei primi  freddi stagionali. Una tazza di cioccolata calda, spicy e profumata da gustare in compagnia o in solitaria (al più ci sono i marshmellows color arcobaleno da far cadere a pioggia sulla bevanda calda) ma che scalderà il cuore e i sorrisi (con baffi di dolcezza garantiti); un piacere senza sensi di colpa… altrimenti che piacere è?

MEXICAN HOT CHOCOLATE – Dosi per 2 persone.

400 ml di latte*

3 cucchiai di cacao in polvere**

1 ½ cucchiaino di estratto di vaniglia

1 ½ cucchiaio di sciroppo d’acero

un pizzico di sale

un cucchiaino abbondante di cannella in polvere

un pizzichino di pepe di cayenne

* Per un tocco più esotico, si consiglia latte di mandorla o latte di cocco.

** Per gli amanti del cioccolato fondente, la scelta del cacao amaro è quella più azzeccata.

  1. Versate in un pentolino il cacao e il latte e aggiungete i restanti ingredienti; mescolate con una frusta o un cucchiaio di legno fino ad amalgamare il tutto.
  2. Ponete sul fuoco a fiamma bassa e continuate a mescolare fino a che il liquido non si sarà addensato.
  3. Versate nelle tazze e servite.

Sorseggio la mia cioccolata amara e bollente mentre osservo fuori dalla finestra immaginando soggetti e contorni, applicando la mia poesia.

Comfort food, again.

Parole  e immagini di Alessandra Rovetta

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