Universos Infinitos – la filosofia artistica dei fotografi Angel e Anna Albarrán Cabrera

Universos Infinitos – la filosofia artistica dei fotografi Angel e Anna Albarrán Cabrera

Racconta la tradizione che un giorno nel quale Krishna, di otto anni, giocava con altri bambini, uno dei suoi fratelli trovò la madre e le raccontò che il piccolo stava mangiando terra.

La madre indignata, cercò Krishna e gli disse: “è vero che stai mangiando terra?” Il bambino con faccia innocente, le rispose: “Non è vero. Non ho mangiato nulla”. “Mostrami la bocca” disse allora la madre. E Il bambino aprì la bocca. Sua madre si avvicinò alla bocca di Krishna e vide per prime le montagne, e in mezzo a esse i boschi. Dopo vide le città e il mare e le tempeste. E più in là vide la Luna e il Sole e le stelle, vide i tre firmamenti, e l’infinito sciame  dei mondi, e sentì le vertigini, perché nella bocca di Krishna c’era l’Universo.

E’ con questo aneddoto che i fotografi e ricercatori spagnoli Angel ed Anna Albarrán Cabrera ci introducono nella loro concezione fotografica e artistica dell’universo che ci circonda. La loro filosofia artistica, e di vita, è difficile da raccontare senza l’aiuto di storie o riferimenti letterari, ma OraZero ha intervistato i due fotografi spagnoli al fine di rendere possibile una diffusione di questa ideologia artitica che vuole unire il pensiero Occidentale con quello Orientale attraverso lo strumento della fotografia.

Proprio come F. Capra esprime bene nel libro Il Tao della Fisica, oggi riconosciamo che gli antichi saggi, ricercatori ed artisti sia orientali che occidentali hanno da sempre affermato gli stessi concetti, anche se con forme e parole differenti. Ecco come Angel ed Anna hanno spiegato bene tale concetto, nel loro Artist Statement e nell’intervista esclusiva ad OraZero.

ARTIST STATEMENT – Angel ed Anna Albarrán Cabrera

“In qualsiasi parte del universo c’è un universo completo”. Amleto lo vide nello spazio infinito del guscio di una noce. William Blake vide il mondo in un granello di sabbia, il cielo in un fiore selvaggio e l’eternità in un’ora. Queste metafore sono i semi che originano il nostro lavoro fotografico.

Noi esseri umani siamo l’universo pur essendo individui isolati

La nostra realtà è il risultato di quello che è osservato, dell’osservatore e dal suo punto di vista. Le linee di pensiero come quelle orientale e occidentale, creano mondi diversi a partire da una stessa realtà.

Da occidentali, ci sorprende e meraviglia l’interpretazione estetica e filosofica che l’Oriente ha del mondo. Anche se sembrano molto differenti, senza dubbio questi due modi di concepire la realtà hanno un origine simultanea. Rispolverando i pensatori greci incontriamo nella nostra linea di pensiero un motivo comune a quella orientale: la Natura.

Nello Scintoismo e nel Buddhismo, gli Dei non sono i creatori della Natura, ma al contrario la Natura è vista come un entità individuale. Nella nostra tradizione occidentale il concetto giudaico-cristiano del creatore ruppe il legame con la Natura e fece in modo che ci separassimo dagli ideali animisti dell’Antica Grecia.

Dai nostri studi emerge che parole come Wabi-sabi, Miyabi, Shibui o Yugen, che esisterono nella nostra cultura occidentale, non si sono evolute come nel caso giapponese.

Oltre alle linee di pensiero occidentale e orientale sull’estetica e la filosofia, la scienza – e più concretamente la fisica – hanno riscontrato una serie di cambiamenti radicali, durante i primi tre decenni del secolo. Negli anni venti, le scoperte di fisica quantistica rivelarono una realtà che non si poteva esprimere attraverso il linguaggio e la forma di pensare della fisica tradizionale. Questo provocò nel mondo della scienza una crisi non solo intellettuale ma emotiva ed esistenziale.

La soluzione fu un cambio di paradigma, una nuova visione della realtà e un cambio fondamentale nella forma di pensare, percepire e valorizzare. Curiosamente, questa nuova visione fisica della realtà ci porta alla sintesi della saggezza orientale e l’origine di quella occidentale: la Natura.

Utilizzando la fotografia e la nostra immaginazione, possiamo spiegare concetti che si nascondono alla nostra percezione. Abbiamo bisogno di questo strumento per creare metafore che ci aiutano a comprendere la nostra realtà, quello che siamo e come è il mondo che ci circonda. Fotografando queste immagini non stiamo descrivendo il motivo che appare, ma l’esperienza della molteplicità universale generata da esse.

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L’intervista  ad Angel ed Anna Albarrán Cabrera

Da dove deriva la passione per la cultura e il Pensiero Orientale?

Angel: Anna ed io ci siamo conosciuti nel 1987. Ad entrambi ci piaceva la fotografia e conoscendoci abbiamo potuto sviluppare la passione assieme. E’ difficile capire quando iniziò a crescere l’attenzione per la cultura orientale. Anna, come filologa, si sentiva attratta dalle lingue orientali come il Cinese e il Giapponese. Io sapevo che fisici e matematici orientali avevano sviluppato delle ricerche scientifiche con punti di vista radicalmente diversi dai nostri.

Per quanto riguarda la fotografia, i lavori di fotografi come Shoji Ueda,  Shomei Tomatsu, FanHo, Naoya Hatakeyama, Hiroshi Sugimoto, Araki o Masao Yamamoto ci attraevano moltissimo.

Io direi che attorno al 2000 la curiosità verso la cultura orientale è diventata più importante per noi. A partire da Tadao Ando a Murakami, da Yasujiro Ozu a Junichiro Tanizaki, fino a poeti classici come Basho o contemporanei come Michio Mado.

Quando avete iniziato questo lavoro di comparazione tra la culture occidentali e orientali?

Anna: E’ difficile determinare quando. Il momento in cui inizi ad interessarti a certe cose è molto diverso da quello in cui inizi a conoscerle per davvero e l’interesse comincia a  farsi serio. Credo che la domanda “Perché sono tanto diverse?” sia una delle prime che ci si pone. E poi si inizia a scoprire quello che sembra più logico: che gli inizi sono comuni e che tutte le culture, le leggende e principalmente le religioni, crearono le diverse forme di vedere il mondo

Chi sono i vostri maestri principali e fonti di ispirazione?

Angel: Non sarebbe giusto nominare solo una lista di fotografi. Oltre ai nomi precedentemente citati, e altri fotografi occidentali come Toni Catany, Pentti Sammallahti, Jeff Cowen, Luigi Guirri, Harry Callahan o Adam Fuss, le influenze più grandi sono state personalità che non derivano dal mondo della fotografia. Essi sono fisici, scrittori, poeti, registi, pittori…

La fotografia può essere il risultato finale di una riflessione, di una ricerca, o, citando Diane Arbús: “Un segreto vicino ad un altro segreto”.

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In ogni caso, crediamo che sia davvero interessante l’oggetto fotografico finale come risultato di quello che si è dovuto apprendere per arrivare a concettualizzare tale oggetto.

Oltre ai nomi citati, mi vengono in mente anche  Gerhard Richter, Giorgio de Chirico, Pierre Soulages, Josef Albers, Michio Kaku, Erwin Shröedinger,  Giorgio Morandi, Yasutaka Tsutsui, Juan Rulfo, Julio Cortazar o Tawara Yusaku.

Qual è l’obiettivo finale della vostra ricerca?

Anna: non c’è un obiettivo finale. Ci piacerebbe continuare ad apprendere. E’ quello che motiva le nostre decisioni. Per esempio, grazie al nostro lavoro di ricerca abbiamo visitato Firenze per vedere una mostra di Gerhard Richter e Giorgio de Chirico. Abbiamo conosciuto luoghi e boschi del Giappone che probabilmente non avremmo mai visto senza la nostra amicizia con Masao Yamamoto.

Abbiamo visitato il tempio di Honen perche lì vi è la tomba di Juichiro Tanizaki  e perché il nostro amico Itaru ci disse che quel luogo era il preferito Tadao Ando.

Cercando una scultura di Hiroshi Sugimoto abbiamo scoperto Chateau La Coste e abbiamo trascorso un giorno indimenticabile tra le costruzioni di Tadao Ando, e le sculture di Richard Serra e Calder.

Stiamo imparando anche il giapponese per migliorare questo modo di vedere le cose alla maniera orientale che tanto ci affascina. La lista è infinita.

Quando incontri qualcosa visto con gli occhi orientali, e provi a compararlo con il punto di vista occidentale, appare sempre qualche cosa di nuovo. Significa mantenere la sensazione che il mondo è nuovo ed è come se te lo spiegassero per la prima volta.

Tutto quello che facciamo, lo facciamo con la idea di migliorare la nostra forma di vedere le cose, abbiamo molti motivi per ringraziare il nostro lavoro fotografico.

Angel y Anna Albarran Cabrera

Ringraziamo Angel ed Anna per la loro disponibilità ed intervista ad OraZero. Di seguito una galleria fotografica con le loro opere e il link al loro sito personale.

Galleria Fotografica

Sito web ufficilae: http://en.albarrancabrera.com

Intervista in lingua spagnola di Elisa Da Rin Puppel

Traduzione di Simone Baggio

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